Maione: Dove siamo, chi siamo e...
come raggiungerci...
Ultimo aggiornamento effettuato il 30/07/2011 alle 11.59

 
 

Maione: il nome magari ad alcuni non dice nulla, ma per tanti significa molto.
Maione è una piccola  frazione del Comune di Altilia in provincia di Cosenza abitata da circa 350 persone. A titolo informativo bisogna sapere che esiste anche un'altra frazione di nome Maione sita nel Comune di Cautano in provincia di Benevento.
Dal un libro di Paolo Raffaele Saccomanno scopriamo che nel gennaio del 1907 alcuni cittadini di Maione (allora formato da circa 500 abitanti), spinti dalle pressioni di Don Lugi Amantea, chiesero di aggregare il loro piccolo borgo al Comune di Grimaldi distaccandolo da Altilia. La richiesta, ritenuta "dettata da miserevoli ripicche e calcoli elettorali" fu inizialmente accolta, poi successivamente respinta per cui Maione restò frazione di Altilia.
La popolazione del comune di Altilia è andata via via calando col passare degli anni. Si è passati dal picco di 1560 abitanti censiti nel 1951 ai 775 attuali. Per un secolo, dal 1861 al 1961 la popolazione non è mai scesa al di sotto dei 1.100 abitanti. (dati Censimenti ISTAT).
La popolazione di Altilia e Maione, in base a ricerche effettuate su internet, è composta da 398 maschi e 377 femmine. Ci dovrebbero essere 276 nuclei familiari composti in media da 2,81 persone e 395 abitazioni.
Maione insieme ad Altilia, fu colpita nel corso degli anni da alcuni disastrosi terremoti: il 27 marzo del 1638 una scossa causò, complessivamente, il crollo di 235 case e la morte di 655 persone; gli abitati furono quasi completamente distrutti. Il 28 marzo del 1873 il terremoto causò il crollo di 4 case e lesioni a metà degli edifici del paese, tra i quali la chiesa parrocchiale, la chiesa e il convento dei Minori Conventuali. Il 12 febbraio 1854 un'altra violenta scossa colpì gli abitati di Maione e Altilia, ma allora tra la popolazione che contava 1090 abitanti non vi furono vittime. L'8 settembre 1905 il terremoto fece crollare parte del campanile di una chiesa e procurò danni alle altre. Nelle campagne molte case vennero distrutte, 27 furono riparate e 4 risultarono diroccate.
Alitlia sembra sia stata fondata prima dell’anno 1000 da Eustacchio Greco, Esarca dell’Imperatore Basilio II che la battezzò con il nome Alimena, il nome della madre e  subì molti scontri nelle battaglie tra Saraceni e Normanni motivo per cui Giovan Corrado e Altilio dell'Alimena lo abbandonarono costruendo un nuovo villaggio in un posto più difendibile, più alto, da cui il nome Altilia.
Altilia era nota in tutta la Calabria per la produzione degli stacci (arnesi per separare il fior di farina dalla crusca), inoltre, la presenza nella zona di pietra marmorea e argilla consentì il formarsi una scuola di scalpellini molto rinomata e attiva in tutta la Valle del Crati. Nel 1811 inoltre proprio ad Altilia nacque la "Carboneria" movimento rivoluzionario del Regno di Napoli.
Il Comune di Altilia fu aggregato nel 1928 a quello di Malito ma, nel 1937 riprese la sua autonomia
Morfologicamente il paese si può descrivere come paese collinare. L'abitazione più bassa situata in località Lauri si trova a 395 metri s.l.m., quella  più in alto, situata in Località Fiego a 535 metri s.l.m..
Il Capoluogo Altilia ha invece la parte più alta a quota 621 metri s.l.m..
Il Comune di Altilia, inteso come territorio, si estende per 10.70 km quadrati ed è contiguo a quello dei comuni di Grimaldi, Malito, Belsito, Martirano, Carpanzano, Pedivigliano, Scigliano e Motta Santa Lucia.
Il centro abitato di Maione  geograficamente è situato a 39°07'58 Nord e 16°14'39 Est.
Per chi è interessato alla religione informiamo che ci sono tre chiese nel territorio comunale. A Maione c'è la Parrocchia di San Giovanni Battista e la Chiesa di Santa Maria Francesca Cabrini. Ad Alitlia la Parrocchia di Santa Maria Assunta.
A Maione la festa Patronale (San Giovanni) è il 24 giugno, mentre ad Altilia  la festa patronale (San Sebastiano) è il 20 gennaio.
Il Codice di avviamento postale di Maione e Altilia è 87040.
Per raggiungere Maione si esce allo svincolo autostradale A3 di Altilia-Grimaldi e si prosegue in direzione nord per circa 4,5 km. Uscendo dallo svincolo autostradale A3 di Rogliano, si prosegue in direzione di Malito-Grimaldi per 16 km. In aereo si scende allo scalo di Lamezia Terme, mentre attraverso la ferrovia si può optare per la stazione di Paola o quella di Sant'Eufemia-Lamezia. 

 

Maione: Hanno scritto di noi...

 

Musings on Maione
by Theresa Fierro

Maione (Cosenza)

Making a living and having a good time are not the same thing.      This became blarinly to me when I visited Southern Italy, my mother’s birthplace, this last summer: Maione, province of Cosenza, with a population of 500 and still growing. The sensation of going back two centuries in this forgotten land is both hauntingly mysterious and alluring. I remember the previous visit I spent there as a precious little island in time were I once again find my true ease.
There I s a definite language and culture difference, but there is also an inexorable presence, an acceptance of one another that transcends all barriers. Even my crude attempts at communicating in the Italian language only served to make us all laugh. The first or foremost priority of my Calabrese cousins was what they could do to make me happy – treating me as a visiting dignitary a pied piper to the children. At all times my dress, my features and my body language were scanned with curious scrutiny. I, on the other hand, observed old woman with stubby fingers from years of embroidery  carefully arranging colorful flowers for vases and balconies. The men stooped and bent from a lifetime of carting water and sickling wheat now leisurely strolling trough the Piazza.
From the outset a visitor senses a certain calmness and closeness to nature. It is a land filled with terra cotta urns and tree lined paths broken only by the sound of running water and splashing fountains. The Paesi are linked together by fields of wild daisies while donkeys munch on poppies in the distant countryside. Town streets are as intricately and tightly woven as an old woman’s braid.
Life, as best, for this group of Italians is a hand to mouth existence in a subsistent society. It is a community where work and salary and consumption are not all consuming values. A great many goods and services are bartered for. Life goes on without the entrapments of  organizational charts, voice mail or optional closet space. There is no need for an alarm clock, a stress management class, or a financial advisor. It is the type of place a doctor will recommend for a nervous condition.


Someone once said that we Americans seem to be working more than we wish and living lives that are less than they should be, to consume goods and services that we really don’t want. Not so in Southern Italy. Career climbing and competitiveness are just not possible because the jobs aren’t there. So people turn inwards to their families and their communities for emotional security and cohesiveness. Relationships flourish and are easy. Joys and sorrows and the ebb and flow of life are accepted with greater dignity in small towns. How I envy their alternative lifestyle.
There  is idleness and there is educated idleness of wich the Maionesi have perfected. They pick and choose the days activities. They do what they want to do when they want to do it. They have the  time to memorize all the rings of  The Divine Comedy, to play the church organ by ear, and to teach birds to talk. Although they do not work, their lifestyle clearly has purpose and direction. It also has passion as evidenced in fully staged Religious Plays and Processions.
I ache for their La Dolce Vita as my nascent dissatisfaction of the structured work ethic grows. I notice a sharp contrast when celebrating the noon meal with the extended Southern Italian family versus my TV Dinner alone and usually on the run. I’m curious about my neighbors and to find out what their last names are while in this small town everyone is blood related.
Yes, I am grateful that my parents and my grandparents sought a lifestyle with greater opportunity and freedom, but there I something to be said about Thoreau’s statement “I make myself  rich by making my wants few”. He must be visiting Maione.