LE FESTE RELIGIOSE

Ultimo aggiornamento: 30/07/2011 12.05.01


Immagine di San Giovanni Battista patrono di MAIONE

LA VITA DI SAN GIOVANNI BATTISTA

 

Giovanni Battista, figlio di  Zaccaria, della tribù di Levi,  nacque a circa 12 km da Gerusalemme, nella località detta "della montagna". Anna e Zaccaria, erano giusti davanti a Dio e osservavano, irreprensibili, tutte le leggi e le prescrizioni del Signore.
 Il popolo ebraico ha avuto un solo tempio, pensato da Davide e costruito da suo figlio Salomone nel 986 a.C. Fu distrutto nel 586e  ricostruito qualche anno dopo,  fu abbellito da Erode con grandi lavori negli anni 19/20 a.C. In questo tempio inizia la storia di Giovanni Battista. 
A Zaccaria, che doveva recarsi al tempio per una settimana per esplicarvi degli uffici liturgici, apparve l'angelo Gabriele, il quale dichiara di recargli l'annuncio di una grande gioia: Dio ha esaudito il suo desiderio ed Elisabetta gli darà un figlio che dovrà chiamare Giovanni.                
L'angelo Gabriele gli annuncia che Giovanni sarà grande davanti al Signore, non berrà ne vino, ne bevande inebrianti e ricondurrà molti figli d'Israele al Signore loro Dio. Zaccaria dubitò delle parole dell'angelo Gabriele e per questo fu punito. Sarebbe rimasto muto fino al giorno dell'evento.Quando Elisabetta diede alla luce suo figlio, Zaccaria a conferma che si sarebbe chiamato Giovanni, lo scrive su una tavoletta di cera. A questo punto si verifica il miracolo : Zaccaria riacquista la parola.
Il fiume Giordano è strettamente legato alla storia di Israele. In esso Giovanni Battista battezzava le folle che accorrevano a lui al di là del fiume, ai limiti del deserto, quasi a significare la necessità di purificarsi per entrare nella Terra Promessa, che non era più Israele, ma il regno di Dio. Anche Gesù si presentò presso il fiume Giordano per farsi battezzare da Giovanni Battista, ma egli lo riconobbe e lo indicò come l'Agnello di Dio che prende i peccati del mondo. Dunque Giovanni Battista battezzò anche Gesù. 
Uomo forte, Giovanni Battista apostrofa con dure parole tutti coloro che non si ritenevano bisognosi di conversione. Fra questi anche Erode Antipa, tetrarca della Galilea, che lo fece rinchiudere in carcere.Durante un banchetto,organizzato per il compleanno del re, Salome, figli di Erodiade intrattiene i commensali con alcune danze. Nel calore dei piaceri della tavola, il tetrarca promette con giuramento di soddisfare qualsiasi richiesta di Salome. Questa consultatasi con la madre, chiede al re la testa di Giovanni Battista su un vassoio. Il re alquanto triste, non potè negare, al cospetto dei commensali, la parola data, per cui  mandò una guardia a far decapitare Giovanni Battista in carcere. La guardia dopo la decapitazione di Giovanni Battista, mise la testa su un vassoio e la portò a Salome, che la diede a sua madre. I discepoli di Giovanni, saputi della cosa, andarono, ne presero il cadavere e lo misero in un sepolcro.

FESTEGGIAMENTI IN ONORE DI SAN GIOVANNI BATTISTA

     

Il Santo Patrono e Protettore di Maione è San Giovanni Battista, ed i festeggiamenti in suo onore ricorrono il 24 Giugno. A partire dal 15 giugno, ogni pomeriggio, i fedeli si recano in chiesa a pregare e a recitare il Rosario, dopo di che partecipano alla SS. Messa celebrata ormai da tanti anni dal parroco del paese, Don Franco Vercillo.Giorno 23 iniziano i festeggiamenti civili. Nel pomeriggio arriva la Banda musicale che sfila per le vie del paese riempendo i vicoli di suoni festosi. In serata invece si esibisce un'orchestra che propone uno spettacolo musicale-cabarettistico fino alla mezzanotte allorquando in onore del Santo sfila una fiaccolata che, partendo dalla chiesa si muove lungo le vie del paese fino al luogo ove si tiene uno spettacolo di fuochi pirotecnici. Giorno 24 mattino, si celebrano 2 messe a cui partecipano tanti devotissimi fedeli, alcuni dei quali provengono da paesi limitrofi. Nel pomeriggio la festa prosegue con i giochi popolari, che coinvolge tanti giovani in varie prove di abilità. La giornata si conclude con la processione del Santo per le vie del paese e le estrazioni dei premi legati alla festività

     

FESTIVITA' IN ONORE DI SANTA MARIA FRANCESCA CABRINI

     

Oltre alla festa in onore di S. Giovanni Battista, a Maione, la prima domenica di agosto si festeggia Santa  Francesca Cabrini.  Patrona delle missioni, nata a Sant'Angelo Lodigiano nel 1850, morta a Chicago (USA) nel 1917, appartenente alla congregazione delle sorelle della Provvidenza, diede vita nel 1880 alla nuova congregazione delle missionarie del Sacro Cuore, che nel 1887 iniziò in Roma la propria attività. Si trasferì nel 1889 negli Stati Uniti d'America, dove la congregazione da lei fondata svolse un'opera di assistenza nei confronti degli emigrati italiani. Canonizzata da papa Pio XII nel 1946, la sua festa ricorre il 22 dicembre.

 

IMMAGINI SACRE CUSTODITE A MAIONE






 





 
 

I L    P R E S E P E




Il presepe del Natale 2008




Il presepe del Natale2008




Il presepe del Natale2008

 



Il Presepe del Natale 2009



Il Presepe del Natale 2009


Il Presepe del Natale 2009

 

I FESTEGGIAMENI IN ONORE DI S. SEBASTIANO MARTIRE AD ALTILIA

La festa di S. Sebastiano è prevista in calendario il 20 gennaio, ma ad Altilia i festeggiamenti in suo onore si tengono la terza domenica di luglio.
Queste alcune notizie raccolte sulla vita di S. Sebastiano.
S. SEBASTIANO MARTIRE
Milano 263 ca - Roma 304 ca


Le notizie storiche su san Sebastiano sono davvero poche, ma la diffusione del suo culto ha resistito ai millenni, ed è tuttora molto vivo. Ben tre Comuni in Italia portano il suo nome, e tanti altri lo venerano come santo patrono. San Sebastiano fu sepolto nelle catacombe che ne hanno preso il nome. Il suo martirio avvenne sotto Diocleziano. Secondo i racconti della sua vita sarebbe stato un cavaliere valsosi dell'amicizia con l'imperatore per recare soccorso ai cristiani incarcerati e condotti al supplizio. Avrebbe fatto anche opera missionaria convertendo soldati e prigionieri. Lo stesso governatore di Roma, Cromazio, e suo figlio Tiburzio, da lui convertiti, avrebbero affrontato il martirio. Tutto ciò non poteva passare inosservato a corte, tanto che Diocleziano stesso convocò Sebastiano. Inizialmente si appellò alla vecchia familiarità: «Ti avevo aperto le porte del mio palazzo e spianato la strada per una promettente carriera e tu attentavi alla mia salute». Poi passò alle minacce e infine alla condanna. Venne legato al tronco di un albero, in aperta campagna, e saettato da alcuni commilitoni. (Avvenire)
Santo protettore di atleti, arcieri, vigili urbani e tappezzieri.
Il suo nome deriva dal greco = venerabile.
L'emblema è una freccia con una palma.
Martirologio Romano: San Sebastiano, martire, che, originario di Milano, venne a Roma, come riferisce sant’Ambrogio, al tempo in cui infuriavano violente persecuzioni e vi subì la passione; a Roma, pertanto, dove era giunto come ospite straniero, ebbe il domicilio della perpetua immortalità; la sua deposizione avvenne sempre a Roma ad Catacumbas in questo stesso giorno
                                                                                                                                                             NOTIZIE STORICHE
Le notizie storiche su s. Sebastiano sono davvero poche, ma la diffusione del suo culto ha resistito ai millenni, ed è tuttora molto vivo, ben tre Comuni in Italia portano il suo nome, e tanti altri lo venerano come santo patrono.
Le fonti storiche certe sono: il più antico calendario della Chiesa di Roma, la ‘Depositio martyrum’ risalente al 354, che lo ricorda al 20 gennaio e il “Commento al salmo 118” di s. Ambrogio (340-397), dove dice che Sebastiano era di origine milanese e si era trasferito a Roma, ma non dà spiegazioni circa il motivo.
Le poche notizie storiche sono state poi ampliate e diciamo abbellite, dalla successiva ‘Passio’, scritta probabilmente nel V secolo dal monaco Arnobio il Giovane.
Ne facciamo qui il riassunto integrando le due fonti, dando prima una introduzione storica.
Nel 260 l’imperatore Galliano aveva abrogato gli editti persecutori contro i cristiani, ne seguì un lungo periodo di pace, in cui i cristiani pur non essendo riconosciuti ufficialmente, erano però stimati, occupando alcuni di loro, importanti posizioni nell’amministrazione dell’impero.
E in questo clima favorevole, la Chiesa si sviluppò enormemente anche nell’organizzazione; Diocleziano che fu imperatore dal 284 al 305, desiderava portare avanti questa situazione pacifica, ma poi 18 anni dopo, su istigazione del suo cesare Galerio, scatenò una delle persecuzioni più crudeli in tutto l’impero.
Sebastiano, che secondo s. Ambrogio era nato e cresciuto a Milano, da padre di Narbona (Francia meridionale) e da madre milanese, era stato educato nella fede cristiana, si trasferì a Roma nel 270 e intraprese la carriera militare intorno al 283, fino a diventare tribuno della prima coorte della guardia imperiale a Roma, stimato per la sua lealtà e intelligenza dagli imperatori Massimiano e Diocleziano, che non sospettavano fosse cristiano.
Grazie alla sua funzione, poteva aiutare con discrezione i cristiani incarcerati, curare la sepoltura dei martiri e riuscire a convertire militari e nobili della corte, dove era stato introdotto da Castulo, domestico (cubicolario) della famiglia imperiale, che poi morì martire.
La leggendaria ‘Passio’, racconta che un giorno furono arrestati due giovani cristiani Marco e Marcelliano, figli di un certo Tranquillino; il padre ottenne un periodo di trenta giorni di riflessione prima del processo, affinché potessero salvarsi dalla certa condanna sacrificando agli dei.
Nel tetro carcere i due fratelli stavano per cedere alla paura, quando intervenne il tribuno Sebastiano riuscendo a convincerli a perseverare nella fede; mentre nel buio della cella egli parlava ai giovani, i presenti lo videro circondato di luce e tra loro c’era anche Zoe, moglie del capo della cancelleria imperiale, diventata muta da sei anni. La donna si inginocchiò davanti a Sebastiano, il quale dopo aver implorato la grazia divina fece un segno di croce sulle sue labbra, restituendole la voce.
A ciò seguì una collana di conversioni importanti, il prefetto di Roma Cromazio e suo figlio Tiburzio, Zoe col marito Nicostrato e il cognato Castorio; tutti in seguito subirono il martirio, come pure i due fratelli Marco e Marcelliano e il loro padre Tranquillino.
Sebastiano per la sua opera di assistenza ai cristiani, fu proclamato da papa s. Caio “difensore della Chiesa” e proprio quando, secondo la tradizione, aveva seppellito i santi martiri Claudio, Castorio, Sinforiano, Nicostrato, detti Quattro Coronati, sulla via Labicana, fu arrestato e portato da Massimiano e Diocleziano, il quale già infuriato per la voce che si diffondeva in giro, che nel palazzo imperiale si annidavano i cristiani persino tra i pretoriani, apostrofò il tribuno: “Io ti ho sempre tenuto fra i maggiorenti del mio palazzo e tu hai operato nell’ombra contro di me, ingiuriando gli dei”.
Sebastiano fu condannato ad essere trafitto dalle frecce; legato ad un palo in una zona del colle Palatino chiamato ‘campus’, fu colpito seminudo da tante frecce da sembrare un riccio; creduto morto dai soldati fu lasciato lì in pasto agli animali selvatici.
Ma la nobile Irene, vedova del già citato s. Castulo, andò a recuperarne il corpo per dargli sepoltura, secondo la pia usanza dei cristiani, i quali sfidavano il pericolo per fare ciò e spesso venivano sorpresi e arrestati anche loro.
Ma Irene si accorse che il tribuno non era morto e trasportatolo nella sua casa sul Palatino, prese a curarlo dalle numerose lesioni. Miracolosamente Sebastiano riuscì a guarire e poi nonostante il consiglio degli amici di fuggire da Roma, egli che cercava il martirio, decise di proclamare la sua fede davanti a Diocleziano e al suo associato Massimiano, mentre gli imperatori si recavano per le funzioni al tempio eretto da Elagabolo, in onore del Sole Invitto, poi dedicato ad Ercole.
Superata la sorpresa, dopo aver ascoltato i rimproveri di Sebastiano per la persecuzione contro i cristiani, innocenti delle accuse fatte loro, Diocleziano ordinò che questa volta fosse flagellato a morte; l’esecuzione avvenne nel 304 ca. nell’ippodromo del Palatino, il corpo fu gettato nella Cloaca Massima, affinché i cristiani non potessero recuperarlo.
L’abbandono dei corpi dei martiri senza sepoltura, era inteso dai pagani come un castigo supremo, credendo così di poter trionfare su Dio e privare loro della possibilità di una resurrezione.
La tradizione dice che il martire apparve in sogno alla matrona Lucina, indicandole il luogo dov’era approdato il cadavere e ordinandole di seppellirlo nel cimitero “ad Catacumbas” della Via Appia.
Le catacombe, oggi dette di San Sebastiano, erano dette allora ‘Memoria Apostolorum’, perché dopo la proibizione dell’imperatore Valeriano del 257 di radunarsi e celebrare nei cosiddetti “cimiteri cristiani”, i fedeli raccolsero le reliquie degli Apostoli Pietro e Paolo dalle tombe del Vaticano e dell’Ostiense, trasferendoli sulla via Appia, in un cimitero considerato pagano.
Costantino nel secolo successivo, fece riportare nei luoghi del martirio i loro corpi e dove si costruirono poi le celebri basiliche.
Sulla Via Appia si costruì un’altra basilica costantiniana la “Basilica Apostolorum”, in memoria dei due apostoli.
Fino a tutto il VI secolo, i pellegrini che vi si recavano attirati dalla ‘memoria’ di s. Pietro e s. Paolo, visitavano in quel cimitero anche la tomba del martire, la cui figura era per questo diventata molto popolare e quando nel 680 si attribuì alla sua intercessione, la fine di una grave pestilenza a Roma, il martire s. Sebastiano venne eletto taumaturgo contro le epidemie e la chiesa cominciò ad essere chiamata “Basilica Sancti Sebastiani”.
Il santo venerato il 20 gennaio, è considerato il terzo patrono di Roma, dopo i due apostoli Pietro e Paolo.
Le sue reliquie, sistemate in una cripta sotto la basilica, furono divise durante il pontificato di papa Eugenio II (824-827) il quale ne mandò una parte alla chiesa di S. Medardo di Soissons il 13 ottobre 826; mentre il suo successore Gregorio IV (827-844) fece traslare il resto del corpo nell’oratorio di San Gregorio sul colle Vaticano e inserendo il capo in un prezioso reliquiario, che papa Leone IV (847-855) trasferì poi nella Basilica dei Santi Quattro Coronati, dove tuttora è venerato.
Gli altri resti di s. Sebastiano rimasero nella Basilica Vaticana fino al 1218, quando papa Onorio III concesse ai monaci cistercensi, custodi della Basilica di S. Sebastiano, il ritorno delle reliquie risistemate nell’antica cripta; nel XVII secolo l’urna venne posta in una cappella della nuova chiesa, sotto la mensa dell’altare, dove si trovano tuttora.
S. Sebastiano è considerato patrono degli arcieri e archibugieri, tappezzieri, fabbricanti di aghi e di quanti altri abbiano a che fare con oggetti a punta simili alle frecce.
Patrono di Pest a Budapest e dei Giovani dell’Azione Cattolica, è invocato nelle epidemie, specie di peste, così diffusa in Europa nei secoli addietro.
Nell’arte antica s. Sebastiano fu variamente raffigurato come anziano, uomo maturo con barba e senza barba, vestito da soldato romano o con lunghe vesti proprie di un uomo del Medioevo.
Dal Rinascimento in poi diventò nell’arte, l’equivalente degli dei ed eroi greci, celebrati per la loro bellezza come Adone o Apollo, poi ispirandosi ad una leggenda dell’VIII secolo, secondo la quale il martire sarebbe apparso in sogno al vescovo di Laon, nelle sembianze di un efebo, pittori e scultori cominciarono a raffigurarlo come un bellissimo giovane nudo, legato ad un albero o colonna e trafitto dalle frecce.
Il soggetto si presentava ad una libera interpretazione del primo martirio delle frecce, (non si teneva conto che fosse poi morto con il flagello) e secondo l’estro dell’artista per un compiaciuto virtuosismo anatomico, applicato ad un soggetto religioso.
Anche Michelangelo nel “Giudizio Universale”, lo immaginò nudo e possente come un Ercole, mentre stringe in pugno un fascio di frecce, interpretazione guerriera del mite santo, beato nella comunione del Signore.
Innumerevoli sono le opere d’arte che lo raffigurano e quasi tutti gli artisti, pittori e scultori, si cimentarono nell’opera, anzi la semplicità del soggetto, uomo nudo legato ad una colonna, fu congeniale specie agli scultori.
Ancora vivente, il papa lo denominò “difensore della Chiesa”, e celeste patrono e difensore fu denominato da intere città, capolavoro di questo tema è l’affresco di Benozzo Gozzoli nella chiesa di S. Agostino, della turrita San Gimignano (1465), dove s. Sebastiano come le iconografie della Madonna della Misericordia, accoglie gli abitanti della città sotto il suo mantello, sorretto da angeli e contro il quale si spezzano le frecce scagliate dal cielo da Dio.
Infine è da ricordare che insieme a s. Giovanni Battista, è molto raffigurato nei gruppi di santi che circondano il trono della Madonna o che sono posti ai lati della Vergine.