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Giovanni Battista, figlio di Zaccaria, della tribù di Levi,
nacque a circa 12 km da Gerusalemme, nella località detta "della
montagna". Anna e Zaccaria, erano giusti davanti a Dio e osservavano,
irreprensibili, tutte le leggi e le prescrizioni del Signore.
Il popolo ebraico ha avuto un solo tempio, pensato da Davide e
costruito da suo figlio Salomone nel 986 a.C. Fu distrutto nel
586e ricostruito qualche anno dopo, fu abbellito da Erode
con grandi lavori negli anni 19/20 a.C. In questo tempio inizia la
storia di Giovanni Battista. A Zaccaria, che doveva recarsi
al tempio per una settimana per esplicarvi degli uffici liturgici,
apparve l'angelo Gabriele, il quale dichiara di recargli l'annuncio di
una grande gioia: Dio ha esaudito il suo desiderio ed Elisabetta gli
darà un figlio che dovrà chiamare
Giovanni.
L'angelo Gabriele gli annuncia che Giovanni sarà grande davanti al
Signore, non berrà ne vino, ne bevande inebrianti e ricondurrà molti
figli d'Israele al Signore loro Dio. Zaccaria dubitò delle parole
dell'angelo Gabriele e per questo fu punito. Sarebbe rimasto muto fino
al giorno dell'evento.Quando Elisabetta diede alla luce suo figlio,
Zaccaria a conferma che si sarebbe chiamato Giovanni, lo scrive su una
tavoletta di cera. A questo punto si verifica il miracolo : Zaccaria
riacquista la parola. Il fiume Giordano è strettamente legato alla
storia di Israele. In esso Giovanni Battista battezzava le folle che
accorrevano a lui al di là del fiume, ai limiti del deserto, quasi a
significare la necessità di purificarsi per entrare nella Terra
Promessa, che non era più Israele, ma il regno di Dio. Anche Gesù si
presentò presso il fiume Giordano per farsi battezzare da Giovanni
Battista, ma egli lo riconobbe e lo indicò come l'Agnello di Dio che
prende i peccati del mondo. Dunque Giovanni Battista battezzò anche
Gesù. Uomo forte, Giovanni Battista apostrofa con dure parole
tutti coloro che non si ritenevano bisognosi di conversione. Fra questi
anche Erode Antipa, tetrarca della Galilea, che lo fece rinchiudere in
carcere.Durante un banchetto,organizzato per il compleanno del re,
Salome, figli di Erodiade intrattiene i commensali con alcune danze.
Nel calore dei piaceri della tavola, il tetrarca promette con
giuramento di soddisfare qualsiasi richiesta di Salome. Questa
consultatasi con la madre, chiede al re la testa di Giovanni Battista
su un vassoio. Il re alquanto triste, non potè negare, al cospetto dei
commensali, la parola data, per cui mandò una guardia a far
decapitare Giovanni Battista in carcere. La guardia dopo la
decapitazione di Giovanni Battista, mise la testa su un vassoio e la
portò a Salome, che la diede a sua madre. I discepoli di Giovanni,
saputi della cosa, andarono, ne presero il cadavere e lo misero in un
sepolcro. |
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Le notizie
storiche su san Sebastiano sono davvero poche, ma la
diffusione del suo culto ha resistito ai millenni,
ed è tuttora molto vivo. Ben tre Comuni in Italia
portano il suo nome, e tanti altri lo venerano come
santo patrono. San Sebastiano fu sepolto nelle
catacombe che ne hanno preso il nome. Il suo
martirio avvenne sotto Diocleziano. Secondo i
racconti della sua vita sarebbe stato un cavaliere
valsosi dell'amicizia con l'imperatore per recare
soccorso ai cristiani incarcerati e condotti al
supplizio. Avrebbe fatto anche opera missionaria
convertendo soldati e prigionieri. Lo stesso
governatore di Roma, Cromazio, e suo figlio Tiburzio,
da lui convertiti, avrebbero affrontato il martirio.
Tutto ciò non poteva passare inosservato a corte,
tanto che Diocleziano stesso convocò Sebastiano.
Inizialmente si appellò alla vecchia familiarità:
«Ti avevo aperto le porte del mio palazzo e spianato
la strada per una promettente carriera e tu
attentavi alla mia salute». Poi passò alle minacce e
infine alla condanna. Venne legato al tronco di un
albero, in aperta campagna, e saettato da alcuni
commilitoni. (Avvenire)
Santo
protettore di atleti, arcieri, vigili urbani
e tappezzieri.
Il suo nome deriva dal greco = venerabile.
L'emblema è una freccia con una palma.
Martirologio
Romano: San Sebastiano, martire, che,
originario di Milano, venne a Roma, come riferisce
sant’Ambrogio, al tempo in cui infuriavano violente
persecuzioni e vi subì la passione; a Roma,
pertanto, dove era giunto come ospite straniero,
ebbe il domicilio della perpetua immortalità; la sua
deposizione avvenne sempre a Roma ad Catacumbas in
questo stesso giorno
NOTIZIE
STORICHE
Le notizie storiche su s. Sebastiano sono davvero
poche, ma la diffusione del suo culto ha resistito
ai millenni, ed è tuttora molto vivo, ben tre Comuni
in Italia portano il suo nome, e tanti altri lo
venerano come santo patrono.
Le fonti storiche certe sono: il più antico
calendario della Chiesa di Roma, la ‘Depositio
martyrum’ risalente al 354, che lo ricorda al 20
gennaio e il “Commento al salmo 118” di s. Ambrogio
(340-397), dove dice che Sebastiano era di origine
milanese e si era trasferito a Roma, ma non dà
spiegazioni circa il motivo.
Le poche notizie storiche sono state poi ampliate e
diciamo abbellite, dalla successiva ‘Passio’,
scritta probabilmente nel V secolo dal monaco
Arnobio il Giovane.
Ne facciamo qui il riassunto integrando le due
fonti, dando prima una introduzione storica.
Nel 260 l’imperatore Galliano aveva abrogato gli
editti persecutori contro i cristiani, ne seguì un
lungo periodo di pace, in cui i cristiani pur non
essendo riconosciuti ufficialmente, erano però
stimati, occupando alcuni di loro, importanti
posizioni nell’amministrazione dell’impero.
E in questo clima favorevole, la Chiesa si sviluppò
enormemente anche nell’organizzazione; Diocleziano
che fu imperatore dal 284 al 305, desiderava portare
avanti questa situazione pacifica, ma poi 18 anni
dopo, su istigazione del suo cesare Galerio, scatenò
una delle persecuzioni più crudeli in tutto
l’impero.
Sebastiano, che secondo s. Ambrogio era nato e
cresciuto a Milano, da padre di Narbona (Francia
meridionale) e da madre milanese, era stato educato
nella fede cristiana, si trasferì a Roma nel 270 e
intraprese la carriera militare intorno al 283, fino
a diventare tribuno della prima coorte della guardia
imperiale a Roma, stimato per la sua lealtà e
intelligenza dagli imperatori Massimiano e
Diocleziano, che non sospettavano fosse cristiano.
Grazie alla sua funzione, poteva aiutare con
discrezione i cristiani incarcerati, curare la
sepoltura dei martiri e riuscire a convertire
militari e nobili della corte, dove era stato
introdotto da Castulo, domestico (cubicolario) della
famiglia imperiale, che poi morì martire.
La leggendaria ‘Passio’, racconta che un giorno
furono arrestati due giovani cristiani Marco e
Marcelliano, figli di un certo Tranquillino; il
padre ottenne un periodo di trenta giorni di
riflessione prima del processo, affinché potessero
salvarsi dalla certa condanna sacrificando agli dei.
Nel tetro carcere i due fratelli stavano per cedere
alla paura, quando intervenne il tribuno Sebastiano
riuscendo a convincerli a perseverare nella fede;
mentre nel buio della cella egli parlava ai giovani,
i presenti lo videro circondato di luce e tra loro
c’era anche Zoe, moglie del capo della cancelleria
imperiale, diventata muta da sei anni. La donna si
inginocchiò davanti a Sebastiano, il quale dopo aver
implorato la grazia divina fece un segno di croce
sulle sue labbra, restituendole la voce.
A ciò seguì una collana di conversioni importanti,
il prefetto di Roma Cromazio e suo figlio Tiburzio,
Zoe col marito Nicostrato e il cognato Castorio;
tutti in seguito subirono il martirio, come pure i
due fratelli Marco e Marcelliano e il loro padre
Tranquillino.
Sebastiano per la sua opera di assistenza ai
cristiani, fu proclamato da papa s. Caio “difensore
della Chiesa” e proprio quando, secondo la
tradizione, aveva seppellito i santi martiri
Claudio, Castorio, Sinforiano, Nicostrato, detti
Quattro Coronati, sulla via Labicana, fu arrestato e
portato da Massimiano e Diocleziano, il quale già
infuriato per la voce che si diffondeva in giro, che
nel palazzo imperiale si annidavano i cristiani
persino tra i pretoriani, apostrofò il tribuno: “Io
ti ho sempre tenuto fra i maggiorenti del mio
palazzo e tu hai operato nell’ombra contro di me,
ingiuriando gli dei”.
Sebastiano fu condannato ad essere trafitto dalle
frecce; legato ad un palo in una zona del colle
Palatino chiamato ‘campus’, fu colpito seminudo da
tante frecce da sembrare un riccio; creduto morto
dai soldati fu lasciato lì in pasto agli animali
selvatici.
Ma la nobile Irene, vedova del già citato s. Castulo,
andò a recuperarne il corpo per dargli sepoltura,
secondo la pia usanza dei cristiani, i quali
sfidavano il pericolo per fare ciò e spesso venivano
sorpresi e arrestati anche loro.
Ma Irene si accorse che il tribuno non era morto e
trasportatolo nella sua casa sul Palatino, prese a
curarlo dalle numerose lesioni. Miracolosamente
Sebastiano riuscì a guarire e poi nonostante il
consiglio degli amici di fuggire da Roma, egli che
cercava il martirio, decise di proclamare la sua
fede davanti a Diocleziano e al suo associato
Massimiano, mentre gli imperatori si recavano per le
funzioni al tempio eretto da Elagabolo, in onore del
Sole Invitto, poi dedicato ad Ercole.
Superata la sorpresa, dopo aver ascoltato i
rimproveri di Sebastiano per la persecuzione contro
i cristiani, innocenti delle accuse fatte loro,
Diocleziano ordinò che questa volta fosse flagellato
a morte; l’esecuzione avvenne nel 304 ca.
nell’ippodromo del Palatino, il corpo fu gettato
nella Cloaca Massima, affinché i cristiani non
potessero recuperarlo.
L’abbandono dei corpi dei martiri senza sepoltura,
era inteso dai pagani come un castigo supremo,
credendo così di poter trionfare su Dio e privare
loro della possibilità di una resurrezione.
La tradizione dice che il martire apparve in sogno
alla matrona Lucina, indicandole il luogo dov’era
approdato il cadavere e ordinandole di seppellirlo
nel cimitero “ad Catacumbas” della Via Appia.
Le catacombe, oggi dette di San Sebastiano, erano
dette allora ‘Memoria Apostolorum’, perché dopo la
proibizione dell’imperatore Valeriano del 257 di
radunarsi e celebrare nei cosiddetti “cimiteri
cristiani”, i fedeli raccolsero le reliquie degli
Apostoli Pietro e Paolo dalle tombe del Vaticano e
dell’Ostiense, trasferendoli sulla via Appia, in un
cimitero considerato pagano.
Costantino nel secolo successivo, fece riportare nei
luoghi del martirio i loro corpi e dove si
costruirono poi le celebri basiliche.
Sulla Via Appia si costruì un’altra basilica
costantiniana la “Basilica Apostolorum”, in memoria
dei due apostoli.
Fino a tutto il VI secolo, i pellegrini che vi si
recavano attirati dalla ‘memoria’ di s. Pietro e s.
Paolo, visitavano in quel cimitero anche la tomba
del martire, la cui figura era per questo diventata
molto popolare e quando nel 680 si attribuì alla sua
intercessione, la fine di una grave pestilenza a
Roma, il martire s. Sebastiano venne eletto
taumaturgo contro le epidemie e la chiesa cominciò
ad essere chiamata “Basilica Sancti Sebastiani”.
Il santo venerato il 20 gennaio, è considerato il
terzo patrono di Roma, dopo i due apostoli Pietro e
Paolo.
Le sue reliquie, sistemate in una cripta sotto la
basilica, furono divise durante il pontificato di
papa Eugenio II (824-827) il quale ne mandò una
parte alla chiesa di S. Medardo di Soissons il 13
ottobre 826; mentre il suo successore Gregorio IV
(827-844) fece traslare il resto del corpo
nell’oratorio di San Gregorio sul colle Vaticano e
inserendo il capo in un prezioso reliquiario, che
papa Leone IV (847-855) trasferì poi nella Basilica
dei Santi Quattro Coronati, dove tuttora è venerato.
Gli altri resti di s. Sebastiano rimasero nella
Basilica Vaticana fino al 1218, quando papa Onorio
III concesse ai monaci cistercensi, custodi della
Basilica di S. Sebastiano, il ritorno delle reliquie
risistemate nell’antica cripta; nel XVII secolo
l’urna venne posta in una cappella della nuova
chiesa, sotto la mensa dell’altare, dove si trovano
tuttora.
S. Sebastiano è considerato patrono degli arcieri e
archibugieri, tappezzieri, fabbricanti di aghi e di
quanti altri abbiano a che fare con oggetti a punta
simili alle frecce.
Patrono di Pest a Budapest e dei Giovani dell’Azione
Cattolica, è invocato nelle epidemie, specie di
peste, così diffusa in Europa nei secoli addietro.
Nell’arte antica s. Sebastiano fu variamente
raffigurato come anziano, uomo maturo con barba e
senza barba, vestito da soldato romano o con lunghe
vesti proprie di un uomo del Medioevo.
Dal Rinascimento in poi diventò nell’arte,
l’equivalente degli dei ed eroi greci, celebrati per
la loro bellezza come Adone o Apollo, poi
ispirandosi ad una leggenda dell’VIII secolo,
secondo la quale il martire sarebbe apparso in sogno
al vescovo di Laon, nelle sembianze di un efebo,
pittori e scultori cominciarono a raffigurarlo come
un bellissimo giovane nudo, legato ad un albero o
colonna e trafitto dalle frecce.
Il soggetto si presentava ad una libera
interpretazione del primo martirio delle frecce,
(non si teneva conto che fosse poi morto con il
flagello) e secondo l’estro dell’artista per un
compiaciuto virtuosismo anatomico, applicato ad un
soggetto religioso.
Anche Michelangelo nel “Giudizio Universale”, lo
immaginò nudo e possente come un Ercole, mentre
stringe in pugno un fascio di frecce,
interpretazione guerriera del mite santo, beato
nella comunione del Signore.
Innumerevoli sono le opere d’arte che lo raffigurano
e quasi tutti gli artisti, pittori e scultori, si
cimentarono nell’opera, anzi la semplicità del
soggetto, uomo nudo legato ad una colonna, fu
congeniale specie agli scultori.
Ancora vivente, il papa lo denominò “difensore della
Chiesa”, e celeste patrono e difensore fu denominato
da intere città, capolavoro di questo tema è
l’affresco di Benozzo Gozzoli nella chiesa di S.
Agostino, della turrita San Gimignano (1465), dove
s. Sebastiano come le iconografie della Madonna
della Misericordia, accoglie gli abitanti della
città sotto il suo mantello, sorretto da angeli e
contro il quale si spezzano le frecce scagliate dal
cielo da Dio.
Infine è da ricordare che insieme a s. Giovanni
Battista, è molto raffigurato nei gruppi di santi
che circondano il trono della Madonna o che sono
posti ai lati della Vergine.
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